mercoledì 16 febbraio 2011

RITAGLI:Flavio Tranquillo, ascesa e caduta dell’uomo che voleva comandare il basket italiano - Prima Parte

DA BASKETNET.NET
Flavio Tranquillo, ascesa e caduta dell’uomo che voleva comandare il basket italiano - Prima Parte
Flavio Tranquillo
Per avere una idea del suo ego smisurato basta guardare la sua ultima fatica letteraria: “Da zero a otto”, il libro scritto insieme a Danilo Gallinari e che la redazione di SKY, dove lavora, rinforza periodicamente con video dedicati al “Gallo” negli intervalli delle gare del campionato, quasi a ricordare che “Da zero a otto” è in libreria, se per caso qualcuno lo avesse dimenticato. Si legge nella cover, sotto il titolo, DANILO GALLINARI CON FLAVIO TRANQUILLO: con caratteri non molto dissimili nonostante il primo sia ormai un fenomeno planetario, complice anche la maglia gloriosa e universale che riveste, cioè quella dei New York Knicks mentre il secondo è ormai ridotto, in campo italiano, ad essere il responsabile di produzione per SKY di una delle gare del nostro campionato. Basta telecronache della Serie A, la sua voce non la si sente più, i nostalgici si accontenteranno della NBA, dei suoi commenti assieme all’amico fraterno Federico Buffa. Commenti nei quali può riversare la sua cultura enciclopedica sul basket americano, la mania delle statistiche, i suoi termini inglesi (lo sapete, parla molto bene la lingua d’oltreoceano), tutti quei termini inglesi; “stagger, pick and roll, doppio stack”, e via di questo passo con una terminologia che capisce solo lui e quelli della sua “parrocchia”. Già, perché l’obiettivo di Tranquillo è da sempre quello di segnare le distanze tra sé e gli altri piuttosto che avvicinare il pubblico. Insomma, parafrasando la famosa frase di Alberto Sordi nel film “Il Marchese del Grillo”: "Io sono Io e voi non siete un c…o…" Una mentalità che ha purtroppo permeato una generazione, quella degli anni dal 2000 ad oggi, e una redazione basket, quella di SKY, che dal 2004 ha commentato il basket italiano senza mai curarsi di allargare il bacino quanto piuttosto di restringerlo. L’importante è capirsi in pochi, non in molti.


IL SUO SOGNO: COMANDARE IL BASKET - Dicevamo dei caratteri degli autori della copertina, con il suo nome appena più piccolo di quello di Gallinari. Lì c’è tutto Flavio Tranquillo: uno che se potesse vorrebbe essere contemporaneamente Presidente della FIP e della Lega, della GIBA e dell’AIAP, dell’USAP e del CNA, CEO dell’Euroleague e Commissioner dell’NBA, allenatore e magari anche arbitro (già, lo sapete che in gioventù si è cimentato anche in questi campi nelle serie minori con scarsissimi risultati). Un ego smisurato che lo porta ad essere sempre eternamente insoddisfatto, un po’ come il suo amico Luca Chiabotti della Gazzetta dello Sport che, come lui, vorrebbe che copiassimo la NBA, quel mondo perfetto ma irripetibile che noi non potremo mai essere. Perchè siamo europei, perchè ci piace la rivalità, l’ardore e le emozioni non solo la panna montata fatta di HL, di arene grandi e luminose e di pop corn e Coca Cola. No, a noi europei piace la passione, piacciono cose che non si ritrovano sempre nei numeri e nei pick and roll, piace qualcosa che gli americani non possono avere. Da lì, da quel suo mito americano, è permeata la carriera di Tranquillo: nasce a Milano nel 1962 da padre calabrese e madre ligure, inizia la sua carriera negli anni ‘80 collaborando a riviste specializzate di football americano e basket dove, a Superbasket, fa parte del gruppo di giovani talenti che Aldo Giordani sta crescendo. Ci sono Luca Chiabotti, Andrea Bassani, Umberto Zapelloni, Guido Bagatta ed altri. Intanto lavora in una delle tante radio private del milanese che seguono l’Olimpia Milano: Radio Press Panda poi Radio Peter Flowers e Novaradio e infine la televisione. Grazie all’aiuto di Bassani diviene delegato di produzione degli Sport Americani sulle allora reti Fininvest e in seguito si trasforma telecronista per Italia 1, TV Koper Capodistria, Tele +.


Banda Osiris

Tranquillo impara presto due lezioni importanti. La prima: non avere problemi a fare 2-3-4 lavori allo stesso tempo perché c’è sempre uno che paga senza accorgersi che il suo dipendente fa anche altri lavori, altrettanto ben retribuiti. La seconda è costruire una catena di amicizie che possono essere utili per avanzare nella carriera, per acquistare e cementare, attraverso la stessa, potere. Nasce così un ristretto gruppo di amici (giornalisti, allenatori, dirigenti, agenti) che lavora uno per l'altro, legato da un patto di ferro e che Claudio Pea, ex-giornalista de “Il Giorno”, ha denominato 'La Banda Osiris.' E Tranquillo diventerà il capo di questa ristretta cerchia che mira a controllare il basket di casa nostra. Lavorando di squadra, aiutando chi accetta di entrare nella cerchia. E’ un po’ la storia dei “ragazzi di Ragusa” descritta splendidamente da Flavio Vanetti (link: http://www.basketnet.net/news/93168/hp) sul “Corriere della Sera” nel febbraio 2008: composta da Riccardo Sbezzi, già capo dei tifosi della squadra locale, poi direttore sportivo e ora agente di prima fascia; poi dall’avvocato Giuseppe Cassì, presidente della GIBA. Con loro Gaetano Gebbia, a quel tempo responsabile del settore squadre nazionali e coordinatore del comitato allenatori. E attorno a loro, Enrico Cassì, fratello di Giuseppe, avvocato e Giovanni “Ninni” Gebbia, allenatore, di un anno maggiore di Gaetano.




Marco BogarelliI

CAMP A SALSOMAGGIORE - Ma torniamo a Tranquillo: la sua carriera si allarga durante gli anni ‘80 e ‘90, quando fa il traduttore per l'NBA Camp di Salsomaggiore, gestito dall'EDB Milano di Marco Bogarelli e diretto dall'allora allenatore dell'Olimpia Milano, Dan Peterson. Tranquillo traduce le lezioni degli allenatori venuti dall'NBA, sia sul campo, con i ragazzi, che nei clinic, per gli allenatori e istruttori. In questo, fa diverse conoscenze con personaggi dell'NBA: allenatori, dirigenti, giocatori. Tutti contatti che coltiverà nei suoi successivi viaggi negli USA (magari pagati dalle varie Tv per cui lavorava), rendendoli ancora più solidi. Con il camp Tranquillo ha accesso ad un importantissimo patrimonio di contatti ed informazioni: gli allenatori dell'NBA. Senza dubbio, riesce ad incrementare la sua conoscenza tecnica del gioco, dei fondamentali, degli esercizi, degli schemi e altro. Prende pure la tessera come allenatore e allena, quasi ogni anno, una squadra nelle divisioni minori a Milano, con risultati - come detto - molto scadenti e con non pochi problemi con alcuni suoi giocatori. Dunque: giornalista televisivo, traduttore e poi all’inizio degli anni ‘90 speaker delle gare interne dell’Olimpia dove importa dalla NBA il gorgheggiare tipico degli speaker americani nella presentazione dei giocatori, allungando i nomi come ha visto fare negli States. “Ed ecco a voi RICCAAARDO PIIIITIIIIS.” L’allenatore è Mike D’Antoni con il quale nasce un sodalizio che porterà a Milano tanti traguardi falliti e solo una misera coppa Korac. Forse anche per colpa dei maldestri consigli che Tranquillo propina all’amico Mike con il quale trascorre la maggior parte del suo tempo nelle serate milanesi a riguardare le gare al video tape e dargli consigli, riversandogli la frustrazione di una mancata carriera di allenatore, un sogno che Tranquillo ha dovuto lasciare troppo presto ma che ha poi riversato nelle sue telecronache.


A TELE + -

mentre D’Antoni se ne torna in America, Tranquillo entra nella redazione della nascente Tele + dove finalmente ha il microfono in mano per fare bene le cose che ama: continuare a sviluppare la sua rete di amicizie e tenere i piedi in due staffe, iniziando quello che, secondo alcuni, è il conflitto di interessi più evidente e allo stesso più impunito nella storia del basket italiano. Il terreno dove si può muovere è particolarmente fertile: il direttore della redazione sportiva di Tele + è Bassani, già suo primo estimatore. I due si “amano” da tempo, la cerchia si allarga e coopterà presto Chiabotti, passato da Superbasket alla Gazzetta dello Sport per creare un centro di potere che mira ad influenzare e condizionare il basket italiano. Per ora solo un embrione, visto che a Tele + il basket italiano cede solo i secondi diritti: il broadcaster ufficiale resta la Rai, Tele + canta le gesta del campionato italiano solo per alcune stagioni e per fortuna, diciamo noi. Già, perché Tranquillo porta nelle telecronache il gergo, lo slang, i termini tecnici dei “malati di basket”, degli allenatori repressi: il Pick and Roll, lo Stagger, lo Zip, il Doppio Stack e una miriade di parole indirizzate non al telespettatore bensì al super-intenditore del basket. Che allontana la gente dal basket invece di avvicinarla: è il peccato originale di cui si macchierà SKY quando, nel 2004, diventa unico broadcaster del campionato italiano. Un peccato che i club italiani, anche i più convinti a quel tempo, adesso ammettono: perché invece di aiutare la crescita del basket italiano, l’ha fermata. Anche e soprattutto per colpa di Tranquillo e dei suoi adepti.


Bassani e Tranquillo
GLI ANNI DI LEGA CON BASSANI - Quando l’avventura di Tele + volge al tramonto, Tranquillo ha bisogno di sbarcare il lunario. Cosa di meglio di un bell’esilio dorato alla Lega Basket, dove approda nel 1998, responsabile ufficio stampa e comunicazione, sponsorizzato dai club che hanno detronizzato Angelo Rovati dalla presidenza della Lega per sostituirlo con Alfredo Cazzola con la scusa di avere siglato con Omnitel un accordo di sponsorizzazione del campionato ritenuto di valore troppo basso (i successori non faranno meglio comunque). In viale Aldo Moro, alcuni mesi dopo, approderà il mentore di Tranquillo a Tele +, Bassani, attuale capo del dipartimento televisivo di Euroleague, chiamato da Alfredo Cazzola come Direttore Generale della Confindustria dei canestri. I due formano una coppia inseparabile: che continua a coltivare dalle Due Torri la propria rete di amicizie con l’ambizione di guidare il basket italiano. Bassani e Tranquillo sognano di far emigrare il basket italiano dalla Rai a Tele +, in modo da restituire il microfono all’amico Tranquillo, confinato per ora solo alla NBA e alla Nazionale che segue agli Europei di Francia conclusi in trionfo a Parigi.


Luca Chiabotti

Ma Tranquillo in Lega si annoia visto che, per usare un eufemismo, non era proprio l’uomo giusto al posto giusto: uno come lui, che non ama e non stima i colleghi, che ne considera solo pochissimi all’altezza (in primis Chiabotti della Gazzetta dello Sport, soprattutto in considerazione del fatto che è il responsabile del basket del giornale più letto d’Italia, un altro che, col tempo, ha finito per dipendere molto, anzi troppo da Tranquillo) come può rapportarsi con la stampa e i media? Infatti Tranquillo trascorre il tempo nelle stanze di viale Aldo Moro a fare ben altro: internet e telefonate, avviando una nuova carriera parallela. Secondo i maligni sarebbe quella del consulente ombra (un po’ come l’amico fraterno Federico Buffa che tra gli anni ‘80 e ‘90 rappresentava giocatori americani e allenatori italiani oltre a fare il consulente personale di qualche dirigente) che consiglia, suggerisce, blandisce. Così, un po’ per passione e un po’ per la innata tendenza a suggerire e influenzare, i lavori di Tranquillo diventano tre: capo ufficio stampa, suggeritore-consulente e telecronista. Infatti strappa ai vertici della Lega la possibilità di continuare a fare anche le telecronache: due stipendi sono meglio di uno e pazienza se a subirne le conseguenze sono i colleghi che dovrebbe curare per nome e per conto dei club. Il suo cellulare di solito squilla a vuoto, i week end sono a Milano per le telecronache ed altro, il servizio ai colleghi dimenticato o, come minimo, molto trascurato. Attilio Giglio

2 commenti:

  1. Che articolo penoso, scalcagnato e delirante.
    La cattiva scrittura rende con efficacia un solo elemento, e cioè che le ricostruzioni farneticanti dell'autore del pezzo sono dovute unicamente al risentimento e all'invidia nei confronti del bersaglio dei suoi strali, e non a fatti o vicende che afferiscono alla realtà.
    Pollice verso, versissimo, per il Sig. Attilio Giglio. Se il Tranquillo la trascura, se ne faccia una ragione. Ma una plausibile, se le riesce.

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  2. Articolo assurdo. Accuse basate sul "sentito dire" e quindi sul nulla. Ognuno ricopre gli incarichi che gli vengono assegnati, chi siete voi per giudicare i rapporti professionali degli altri? In cosa vi sentite offesi? Realmente. Fate nomi e cognomi e citate fatti di rilevanza evidente invece di dare solo opinioni su una persona che indubbiamente odiate.

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