A 41nni il Lupo , indimenticato giocatore di Treviglio che il 4 ottobre 1987, a diciotto anni esordì in serie A con Cantù in un derby sentitissimo come quello contro Varese , dice stop Noi di 1000basketblog vi segnaliamo una bellissima pagina dedicata al Lupo , a firma Paolo Rosati che appare sul sito di Lega2 .
Ci avrà provato mille volte, magari scherzandoci su, a immaginarsi come sarebbe stato quel giorno, quell'attimo della vita in cui percepisci che è il momento giusto per fermare la giostra, salutare i compagni di viaggio e scendere. Non se lo sarebbe mai immaginato così: perchè un lottatore nato come lui, condannato ad uscire a testa bassa dal parquet nella sua ultima gara in carriera.si meritava certo ben altro . Per Lupo Rossini quel momento è comunque arrivato, non come un fulmine a cielo sereno ma con un percorso di avvicinamento durato tutta la stagione. Una stagione passata a sudare come al solito sul parquet ma anche a chiedersi, rileggendo la sua brillante carriera, se i piccoli segnali sparsi qua e la sul percorso del suo travagliato ventitreesimo anno di basket consigliassero di andare ancora avanti o di scendere. E alla fine il Lupo ha deciso, ha chiamato la scorsa settimana i compagni e il coach e ha comunicato che contro Venezia avrebbe giocato la sua ultima partita ufficiale di basket. Non per pretendere onori o pubblicità particolari, solo per chiedere ai suoi compagni di regalargli l'ultimo, prezioso successo in carriera, appello purtroppo inascoltato con le conseguenze che tutti conoscono. Un addio al basket che coincide con una brutta retrocessione ma che arriva al momento opportuno , quasi ventitrè anni dopo il suo esordio in serie A datato 4 ottobre 1987, a diciotto anni compiuti da 4 mesi, con la canotta canturina in un derby sentitissimo come quello contro Varese. Sarà la prima di ben 34 presenze, l'inizio di una carriera costruita sul sacrificio più che sul talento naturale, allenata col sudore per entrare nel club privè dei migliori difensori italiani. Una carriera bellissima , legata a filo doppio a due città, Cantù e Jesi, a cui ha deciso di dedicare se stesso, undici anni a due passi dalla sua casa di Treviglio e dieci all'ombra di Federico II, con l'intermezzo non esaltante del biennio romano. Come si capisca che è ora di smettere è lo stesso Rossini a spiegarlo:" Gli acciacchi iniziavano ad essere troppi - confessa il capitano - ma soprattutto non mi divertivo più e per come vedo io la pallacanestro divertirsi è fondamentale. Credo che a quasi 41 anni un giocatore abbia bisogno di stimoli e di sentirsi parte anche minima di un progetto e quest'anno queste due cose sono venute a mancare e quindi è stato tutto più pesante". I ricordi poco brillanti di quest'ultimo anno di fatiche non cancellano un cammino da eroe e i fotogrammi felici di una carriera vissuta meritandosi l'affetto incondizionato delle piazze in cui ha giocato, fino a diventarne simbolo e modello da imitare. "Di momenti belli ne ho vissuti parecchi - afferma orgoglioso il Lupo- dalla nazionale alle promozioni alle singole partite. Ogni istante di una partita è unico e va vissuto perchè non tornerà indietro. ma a rendere belli questi momenti è solo l'armonia che si crea in squadra. Credo che i momenti più belli siano legati ai compagni migliori. I momenti peggiori credo che siano legati alle retrocessioni con Cantù e Jesi, compresa questa perchè vedi un anno di sforzi buttato al vento e poi devi ricominciare tutto dall'inizio". Un cammino ricco di luci, nato alle spalle di un certo Pierluigi Marzorati, colorato dai volti dei personaggi che hanno inciso di più . A cominciare da Mario Blasone, che gli ha si affibbiato il soprannome di "Lupo" ma lo ha anche guidato nelle esperienze estive con le nazionali giovanili: "Gran persona - lo ricorda Rossini - ma soprattutto grande educatore. Con lui ho imparato molto sul rispetto dei compagni e di quello che si fa in palestra oltre all'importanza di un gruppo unito verso un unico obiettivo. Abbiamo vinto una medaglia d'argento agli europei con una squadra di medio livello. un'esperienza indimenticabile". Impossibile non chiedere al Lupo una terna di coach a cui dire grazie:" Di allenatori ne ho avuti tanti - sta al gioco il capitano - e da ognuno ho cercato di prendere qualcosa, ma credo che quelli che mi hanno segnato di più per diversi motivi siano Frates per la dedizione e lo spirito di sacrificio in allenamento oltre che per la disciplina; Subotic per la signorilità e la sincerità nei rapporti e Capobianco per la filosofia di pallacanestro oltre che al rapporto umano". Diverso e più evasivo sui tanti compagni di squadra "Ce ne sono stati tanti importanti e fare i nomi adesso vuol dire scontentare qualcuno. Diciamo però che i veri amici si contano con le due mani e non di più",. Dopo 23 stagioni ai massimi livelli Lupo Rossini ce l'ha qualche rimpianto? Non troppi - riflette Lupo - sicuramente avrei potuto guadagnare molto di più se avessi cambiato squadra ogni due o tre anni ma per me è secondario. Mi sarebbe piaciuto andare all'olimpiade, dopo mondiali ed europei, un'altra esperienza unica. A pensarci bene forse uno ne ho, quando retrocedemmo con Cantù avevo parecchie offerte da squadre di primo livello ma dissi che non me ne sarei andato fino a che la squadra non fosse tornata in serie A e così feci". Fin qui i rimpianti canturini,. e a Jesi? "A Jesi ho vissuto una parentesi decennale indimenticabile, ho dato tantissimo a questa città e altrettanto ho ricevuto. Che c'entra, avrei preferito arrivare al mio addio al basket con una promozione o con un playoff giocato fino alla fine e non con una retrocessione ma ripeto anche se il fisico regge la testa mi dice basta. Le motivazioni non ci sono, diventa difficile giocare tre o cinque minuti a partita in un ruolo che non hai mai fatto per 22 anni. Da professionista non ho mai creato problemi perché la squadra viene prima di tutto ma è chiaro che essere impotente di fronte a una situazione del genere non mi ha fatto vivere troppo bene quest'ultima stagione, appesantita anche da voci riguardo il mio ingaggio che avrebbe condizionato secondo qualcuno l’intera campagna acquisti. Quando mi è arrivata questa voce non sapevo se riderci sopra o arrabbiarmi di brutto, anche perchè oltre a Santiangeli che è il decimo, io sono quello che è costato meno di tutti alla società e di sicuro non ho condizionato il mercato estivo ne per il ruolo ne per l'ingaggio. Se poi ho avuto spazi ridotti in un ruolo non mio questo è accaduto per scelte tecniche, io mi sono sforzato al massimo per dare sempre tutto in allenamento e tenere lo spogliatoio unito e quest'anno non è stato facile". Idee chiare come quelle sul suo futuro : "La cosa che mi mancherà di più sarà la preparazione alla partita e la partita stessa. Ad ogni modo mi terrò allenato perchè non riesco a star fermo e, svestita la canotta, nel mio futuro immediato c'è un corso da allenatore a luglio per prendere la tessera. Mi piacerebbe restare nell'ambiente anche se so di essere scomodo a molti perchè non mi piacciono i compromessi e quindi da dirigente farei fatica. Dovrei farmi un pò di esperienza prima, confesso che non mi dispiacerebbe allenare i ragazzini ma al giorno d'oggi non è sufficiente per vivere. E fare il capo allenatore è ovvio sarebbe una bella sfida". Su Lupo Rossini si potrebbero spendere mille parole e altrettanti aneddoti ma forse il modo migliore per salutarlo è dirgli grazie, convinti di interpretare il pensiero dei tanti innamorati di basket che ne hanno apprezzato doti e capacità. Con l'augurio, scontato, di rivederlo presto nel mondo del basket perchè questo sport ha bisogno di esempi nitidi come il suo e di persone vere come è stato il Lupo (Paolo Rosati)
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