Torniamo a ritagliare , dopo diverso tempo , qualche articolo interessante preso dalla rete .
Oggi restiamo nel mondo NBA con ben 2 ritagli che vi sottopiamo , ritenendoli articoli di interesse per chi ama il basket e più nel dettaglio il basket americano.
Primo argomento , la nascita dei 24 secondi . Partiamo da un incipit famoso , di settimanaenigmistica memoria :
Forsi non tutti sanno che ... la nascita dei 24 secondi nel nostro amato sport la si deve a Danny Biasone, immigrato italiano nato a Miglianico (CH) nel 1922.
Biasone spedì nel 1946 un assegno di 5.000$ agli uffici della National Basketball League comprando i Syracuse Nationals, squadra dello stato di New York che era indipendente fino all’epoca, e li inserì nell’NBL.
Epoca di partite che finivano con punteggi simili a 14-10 , con la squadra in vantaggio che sfoggiava una calciofila melina per anche minuti di possesso palla per non dare l'occasione agli avversari di pareggiare.
Fu Biasone a trovare la chiave di volta , guadagnandoci pure sportivamente... leggete come da questo bell'articolo di Matteo Floccari ,ritagliato da playitusa.it : se preferite leggere l'articolo intero vi consigliamo invece di cliccare qui
"L’idea di Biasone fu di far durare ogni azione 24 secondi.
Ma perché proprio 24 e non 20 o 30?
Secondo lui, e secondo tutti, il basket deve essere un gioco veloce ed eccitante, non la schifezza di inizio anni ’50. Fece dei calcoli dopo aver guardato diversi scrimmage della sua squadra e arrivò alla conclusione che ogni team avrebbe dovuto tirare almeno 60 volte a partita per rendere spettacolare il gioco.
Da lì il passo fu semplice: convertì i 48 minuti in 2880 secondi e li divise per 120, in altre parole la somma dei tiri totali. Indovinate il risultato? Esatto, 24.
Lo shot clock fu subito ben visto dall’NBA e quella che viene definita come la più grande innovazione dall’invenzione del basket diventò una regola già nell’autunno 1954.
All’inizio del campionato c’era una persona con un cronometro che stava tra le panchine e doveva urlare “Tempo!” ogni volta che scadevano i 24 secondi: scomodo, ma era già qualcosa. "
Oggi restiamo nel mondo NBA con ben 2 ritagli che vi sottopiamo , ritenendoli articoli di interesse per chi ama il basket e più nel dettaglio il basket americano.
Primo argomento , la nascita dei 24 secondi . Partiamo da un incipit famoso , di settimanaenigmistica memoria :
Forsi non tutti sanno che ... la nascita dei 24 secondi nel nostro amato sport la si deve a Danny Biasone, immigrato italiano nato a Miglianico (CH) nel 1922.
Biasone spedì nel 1946 un assegno di 5.000$ agli uffici della National Basketball League comprando i Syracuse Nationals, squadra dello stato di New York che era indipendente fino all’epoca, e li inserì nell’NBL.
Epoca di partite che finivano con punteggi simili a 14-10 , con la squadra in vantaggio che sfoggiava una calciofila melina per anche minuti di possesso palla per non dare l'occasione agli avversari di pareggiare.
Fu Biasone a trovare la chiave di volta , guadagnandoci pure sportivamente... leggete come da questo bell'articolo di Matteo Floccari ,ritagliato da playitusa.it : se preferite leggere l'articolo intero vi consigliamo invece di cliccare qui
"L’idea di Biasone fu di far durare ogni azione 24 secondi.
Ma perché proprio 24 e non 20 o 30?
Secondo lui, e secondo tutti, il basket deve essere un gioco veloce ed eccitante, non la schifezza di inizio anni ’50. Fece dei calcoli dopo aver guardato diversi scrimmage della sua squadra e arrivò alla conclusione che ogni team avrebbe dovuto tirare almeno 60 volte a partita per rendere spettacolare il gioco.
Da lì il passo fu semplice: convertì i 48 minuti in 2880 secondi e li divise per 120, in altre parole la somma dei tiri totali. Indovinate il risultato? Esatto, 24.
Lo shot clock fu subito ben visto dall’NBA e quella che viene definita come la più grande innovazione dall’invenzione del basket diventò una regola già nell’autunno 1954.
All’inizio del campionato c’era una persona con un cronometro che stava tra le panchine e doveva urlare “Tempo!” ogni volta che scadevano i 24 secondi: scomodo, ma era già qualcosa. "
Secondo argomento NBA , molto attuale in questi tempi in cui molti giocatori sono chiamati dalla stampa a cambiare franchigia in questa estate che si preannuncia faraonica... Articolo sempre tratto da playitusa.it che eleggiamo sito della settimana e... Discorsi da ...
SALARY CAP NEL 2010
"Il Contratto Collettivo (CBA) è un accordo tra la Lega e l’Associazione giocatori. Questo contratto stabilisce le regole per calcolare il salary cap (SC), i suoi massimi e i suoi minimi, le regole per gli scambi e le procedure per il Draft. Da un punto di vista legale il CBA è la regolamentazione che impedisce alla NBA di violare le norme antitrust, che pratiche come il salary cap e il Draft infrangerebbero.
L’importanza dell’estate del 2010 per i giocatori stessi risiede nel fatto che l’ultimo CBA è stato firmato nel 2005 ed è in scadenza nel 2011. Molti giocatori sfrutteranno le loro opzioni d’uscita dal contratto nella prossima estate per ottenere così nuovi contratti a cifre più alte che se non aspettassero l’estate successiva. Infatti l’idea della Lega quella di modificare le norme sui contratti abbassando il salary cap, i massimi contrattuali e il numero massimo di anni per cui si può firmare. "
questo solo un ritaglio , ma per un resoconto davvero esaustivo su tutti i meccanismi salariali e di mercato faresti bene a clikkare qui
L’importanza dell’estate del 2010 per i giocatori stessi risiede nel fatto che l’ultimo CBA è stato firmato nel 2005 ed è in scadenza nel 2011. Molti giocatori sfrutteranno le loro opzioni d’uscita dal contratto nella prossima estate per ottenere così nuovi contratti a cifre più alte che se non aspettassero l’estate successiva. Infatti l’idea della Lega quella di modificare le norme sui contratti abbassando il salary cap, i massimi contrattuali e il numero massimo di anni per cui si può firmare. "
questo solo un ritaglio , ma per un resoconto davvero esaustivo su tutti i meccanismi salariali e di mercato faresti bene a clikkare qui

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